Arriviamo al dunque, senza troppi fronzoli, senza pretestuose introduzioni letterate (o letterarie). Il giornale Il Tempo esordisce così: “Mai come nel caso del referendum sulla giustizia c’è un’informazione dimezzata […] intervenire urgentemente, con un atto di indirizzo rivolto alle emittenti radiotelevisive, affinché esse assicurino un’informazione completa ed importante, anche quantitativamente, nelle diverse fasce orarie, sulle ragioni e le necessità della campagna di raccolta delle 500.000 firme richieste dalla Costituzione per l’Indizione della consultazione referendaria”. Quindi eccomi qui, di cosa parliamo quando parliamo di referendum, raccolta firme e Giustizia?

Cosa succede in Italia, o meglio, cosa sta succedendo e cosa succederà? Ddl Zan, Riforma della giustizia, referendum sulla legalizzazione dell’eutanasia e della cannabis: parliamone. La lista degli argomenti di cui tratterà la serie Diritto d’attualità si fa più consistente e noi siamo pronti ad analizzarla in ogni suo punto.

Io, invece, esordisco così: sembra che l’utilizzo del mezzo referendario di democrazia diretta sia il più volgare e, se per Dante Più nobile è il volgare, allora vuol dire che la democrazia diretta sia il mezzo più nobile, più alto per far valere la voce del popolo? Così sembrano parlare i manuali di Diritto.

L’Arché della giustizia di Cartabia

Ricercando informazioni mi sono reso conto che non ce ne sono, o meglio: se ne parla talmente poco e male che ci sono poche informazioni sulle reti di telecomunicazione e tanti slogan o articoli molte volte fuorvianti e che sottintendono molte tematiche giudiziarie. Per questo volevo analizzarle attentamente, perché mi sembrava strano che tutti noi potessimo decidere su argomenti di tale importanza (votare per un referendum) senza conoscerli.

La riforma sulla giustizia italiana

25 aprile 2021. Entriamo in parlamento, la ministra della giustizia Marta Cartabia presenta una nuova regolamentazione del sistema del “dare giustizia”, perché senza riforma della giustizia non arriveranno neanche i fondi del Recovery Fund.

«Sulla durata dei processi il Governo si gioca tutto il Recovery, non solo la parte legata alla giustizia. Quanto a investimenti, nel Recovery la giustizia vale l’1%. Ma se falliamo le riforme sulla giustizia è travolto il 100% del Recovery. Perché la Commissione europea ha imposto al governo italiano alcune condizioni per ottenere i 191,5 miliardi dei fondi Next Generation EU. Per quanto riguarda la giustizia gli obiettivi sono chiari: in cinque anni dobbiamo ridurre del 40% i tempi dei giudizi civili e il 25% della durata dei giudizi penali». Inoltre ha aggiunto: «proprio la giustizia deve diventare il terreno sul quale ritrovare lo spirito di unità nazionale. Le diversità resteranno, come nella stagione che portò alla nascita della Costituzione, ma come allora si può provare a ricomporre le fratture su progetti precisi in nome di uno scopo più grande».

Ma in cosa consiste la riforma Cartabia? E perché anche un referendum? Non bastava la semplice riforma o c’è dell’altro? Partiamo con ordine. E per far ciò dobbiamo fare un passo indietro, proprio al PNRR, questo sconosciuto. C’è della confusione nell’aria, abbiamo sentito nominare il Recovery fund, plan e Next Generation EU, e quindi? Che correlazione hanno con il PNRR. Che significa quest’ultimo? Il nocciolo di tutte le risposte a queste domande è: la pandemia costa e servono soldi per combattere le crisi e i problemi che genera, poi magari, possiamo anche cogliere l’occasione di ripresa e rinascita che tanto speriamo per riformare e risolvere alcuni problemi che, da tempo, portiamo sulle nostre spalle, i tempi lunghissimi dei processi, fare la nostra parte per riuscire a salvare il mondo dalla crisi climatica, investire meglio e di più sulla ricerca. Questioni che, di certo contribuiranno al benessere nostro e della nostra comunità, quella umana e la cui risoluzione ha non ben pochi vantaggi.

Cartabia annuncia nuovo gruppo di lavoro - De Fazio, servono soluzioni
Cosa c’è nella riforma della giustizia proposta dal ministro Cartabia-Corriere.it

Le economie dei paesi, all’intero dell’Unione Europea (e anche al di fuori), hanno risentito della pandemia, così si è pensato di ricorrere in Europa a uno strumento della Banca Centrale europea, il PEPP: Pandemic Emergency Purchase Program- “Programma di acquisto per l’emergenza legata alla pandemia”.

Grazie a questo sono stati acquistati titoli pubblici e privati per un totale che ammonta a 1.850 miliardi complessivi. Era marzo 2020, il denaro è stato stanziato fino a giugno 2021. È stata anche stata attivata la linea di credito speciale del Mes affiancata dai prestiti del fondo Sure* e della Bei*. Insomma, tanti soldi.

*SURE= consente agli Stati membri di chiedere il sostegno finanziario dell’UE per contribuire al finanziamento degli aumenti repentini e severi della spesa pubblica nazionale – a partire dal 1º febbraio 2020 – connessi a regimi di riduzione dell’orario lavorativo e misure analoghe, anche per i lavoratori autonomi, o a determinate misure di carattere sanitario, in particolare sul posto di lavoro, in risposta alla crisi.

*BEI= Banca Europea per gli Investimenti

Infine il 21 luglio 2020 il Consiglio Europeo, l’organo che raduna tutti i capi di stato o di governo dell’UE, il presidente della Commissione Europea (l’attuale tedesca Ursula von der Lyen) il presidente del suddetto consiglio (l’attuale belga Charles Michel), ha approvato il NextGenerationEu, un piano di aiuti da 750 miliardi di euro. Come saranno finanziati? Attraverso debito comune, raccolto sui mercati attraverso titoli europei: in altre parole, un’espansione del bilancio europeo e l’inizio una nuova stagione di politica fiscale per le istituzioni dell’UE.

E il Recovery fund? Non esiste. In realtà, quello che chiamiamo Recovery Fund non è che una parte di un progetto più grande: il Next Generation EU, i cui contenuti sono ben definiti, ma che non esiste ancora come strumento giuridico che si farà prestare i soldi dai mercati per poi distribuirli agli stati membri. Il più corposo dei canali di finanziamento è il Dispositivo per la ripresa e la resilienza, che in inglese si chiama Recovery and Resilience Facility (Rff) : ecco perché lo chiamiamo Recovery Fund. Entro il 2026 distribuirà circa 310 miliardi di euro di sussidi e 250 miliardi di prestiti a tasso agevolato, per un totale di 560 miliardi. C’è ancora un po’ di confusione a riguardo, perché qui la Commissione spiega che in realtà si tratta di 672,5 miliardi, di cui 312,5 in sussidi e 360 in prestiti: attenderemo l’esito dei negoziati tra Parlamento e Consiglio. Una cosa che si dice da molto, però, è che l’Italia sarà uno il maggiore beneficiario della Rff e del Next Generation EU. Secondo una stima diffusa dal governo italiano, al nostro paese saranno distribuiti 81,4 miliardi di sussidi e 127,4 di prestiti, per un totale di 209. Lascio a voi trarre le opportune conclusioni,

La commissione europea ha approvato il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). L’arrivo dei miliardi del pre-finanziamento ha un valore altamente simbolico, ma in realtà il nostro paese ha già iniziato a spendere i soldi del Recovery. In alcune tabelle ufficiose, risulta che abbiamo impiegato nel 2020 circa 1,6 miliardi di euro, che ora potranno essere rimborsati. Ma perché accada l’Italia deve rispettare le condizioni che abbiamo sottoscritto nel recovery plan.

È vero che il PNRR lo ha predisposto solo il governo?

No. Il processo è iniziato il  gennaio 2021 con il governo Conte II e si è concluso il 25 aprile. C’è stata una lunga discussione e ne sono seguite modifiche al testo fra parlamento e governo. Questo lungo dialogo ha portato il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza come è oggi.

Il 13 agosto 2021 la Commissione europea, a seguito della valutazione positiva del PNRR, ha erogato all’Italia 24,9 miliardi a titolo di prefinanziamento pari al 13% dell’importo totale stanziato a favore del Paese.

E ora che arrivano i soldi, non serve un programma per distribuirli? Non solo riformare sistemi da tempo arrugginiti, che hanno bisogno di manutenzione, ma anche aiutare economicamente l’Italia in questo periodo. Il governo italiano ha predisposto un “programma” da seguire e lo ha presentato all’Unione, quest’ultima ha risposto affermativo al PNRR- Programma Nazionale di Ripresa e Resilienza. Critiche sono state rivolte ad una R, altre ai contenuti del programma.

Resilienza è la capacità di un materiale di assorbire un urto senza rompersi. La capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà.

Ma in cosa consiste tutto ciò? Riassumiamo.

Il PNRR è strutturato in quattro capitoli fondamentali:Obiettivi generali e struttura del Piano

  1. Riforme e investimenti

2a le riforme

2b le missioni

3. Attuazione e monitoraggio

4. Valutazione dell’impatto macroeconomico

Il Piano si sviluppa intorno a tre assi strategici condivisi a livello europeo – digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica, inclusione sociale – e si articola in 16 Componenti, tutte quante raggruppate in sei Missioni e descritte nell’omonima sezione 2b, ossia aree tematiche principali su cui intervenire, individuate in piena coerenza con i 6 pilastri del Next Generation EU e sono:

  1.  Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo;
  2.  Rivoluzione verde e transizione ecologica;
  3.  Infrastrutture per una mobilità sostenibile;
  4.   Istruzione e ricerca;
  5. Coesione e inclusione;
  6. Salute.

Secondo una relazione pubblicata dal centro studi del parlamento, il governo valuta l’impatto del Pnrr sull’economia del nostro paese con una crescita dello 0,8%, portando il tasso di crescita potenziale nell’anno finale del piano all’1,4%.

Parallelamente ai progetti di investimento, il Pnrr delinea anche le riforme che il governo intende adottare per modernizzare il paese. Riforme che costituivano una conditio sine qua non per ottenere i finanziamenti (una condizione senza le quali non avremmo ottenuto i finanziamenti).

Il piano distingue 4 diverse tipologie di riforme ampiamente analizzate nella sezione 2a:

  1. orizzontali o di contesto: misure d’interesse generale (es. Riforma della giustizia e Pubblica Amministrazione);
  2. abilitanti: interventi funzionali a garantire l’attuazione del piano (es. Promozione della concorrenza e Semplificazione e razionalizzazione della legislazione.);
  3. settoriali: riferite a singole missioni o comunque ad ambiti specifici;
  4. concorrenti: non strettamente collegate con l’attuazione del piano ma comunque necessarie per la modernizzazione del paese (es. la riforma del sistema fiscale o quella degli ammortizzatori sociali).

Lo attuano tutti

La gestione e l’attuazione del Pnrr infine sono state definite con uno specifico decreto legge. Ogni soggetto coinvolto nel piano (inclusi i ministeri e le altre amministrazioni sia centrali che locali) sarà chiamato ad attuare gli interventi e le riforme di propria competenza. Al ministero dell’economia e delle finanze sarà istituita una struttura di coordinamento per il monitoraggio e il controllo dell’attuazione oltre al contatto con la commissione europea.

A palazzo Chigi sarà invece creata una cabina di regia che avrà il compito di monitorare l’avanzamento del piano, proporre l’eventuale attivazione dei poteri sostitutivi e le modifiche normative necessarie per l’attuazione del piano.

La mappa con tutti i settori che riceveranno investimenti nell’ambito dei fondi Next generation Eu.

fonte: elaborazione openpolis su dati presidenza del consiglio dei ministri

Come abbiamo detto inoltre, insieme agli investimenti nel Pnrr sono previste anche una serie di riforme. In base alle informazioni fornite dal servizio studi di camera e senato sappiamo che le misure legislative saranno complessivamente 53. Nove di queste saranno adottate con decreto legge, 12 con legge delega, 1 con decreto legislativo e le rimanenti con legge ordinaria. Da notare che 8 misure sono associate a provvedimenti collegati alla manovra di finanza pubblica, cioè quell’insieme di interventi contenuti nella legge di bilancio volti a modificare la legislazione vigente.

Il tempo d’esecuzione

Il cronoprogramma degli interventi, sia per quanto riguarda la realizzazione dei progetti che dal punto di vista delle riforme è infatti molto stringente. Solo per quanto riguarda il 2021 infatti il governo dovrà investire 15,7 miliardi su 105 diversi progetti. Mentre per quanto riguarda le riforme, 30 sulle 53 totali dovranno quantomeno iniziare il loro iter parlamentare entro la fine dell’anno.

Con numeri così rilevanti il rischio di storture è molto alto. Per questo motivo sarà fondamentale un monitoraggio attento e dettagliato sullo stato di avanzamento dei progetti e sui soggetti che beneficeranno di questa enorme mole di risorse. Un altro aspetto non secondario sarà certamente quello di verificare il rispetto dei tempi per quanto riguarda l’approvazione delle riforme previste dal piano. Riforme che costituivano una condizione indispensabile per ricevere i finanziamenti. Tempi che, come abbiamo già visto precedentemente non sono già stati rispettati.

Il denaro per riprenderci è una catena montuosa

Per chi non si accontenta ecco qui la distribuzione in percentuale del denaro riguardante le sei missioni del PNRR con un aerogramma

DL semplificazioni e governance PNRR: nota illustrativa - Amaplast
Fonte: DL semplificazioni e governance PNRR: nota illustrativa-www.amaplast.org

L’importo totale del PNRR è di:€ 191,5 mld (vi lascio il piano integrale e aggiornato scaricabile qui sotto).

Ma questo non sembra bastare per il governo italiano, ha deciso di destinare al piano di lavoro per la ripresa ulteriori 30,6 miliardi nominandolo piano complementare al PNRR, scelta del governo, perché non coperti dalle sovvenzioni e dai prestiti del RRF- Recovery and Resilience Facility, se vogliamo semplificare: è denaro non sovvenzionato dal Next Generation EU ma che l’Italia ha deciso di investire, di propria tasca.

Il premier Mario Draghi, alla Camera dei Deputati, ha parlato di 248 miliardi di euro con l’obiettivo primario di “riparare i danni creati dalla pandemia”. La gran parte dei fondi disponibili, i 191,5 miliardi del PNRR, viene dai fondi europei: 122,6 miliardi di prestiti e 68,9 miliardi a fondo perduto. A questi si aggiungono 30 miliardi del Fondo complementare per dare vita ai progetti inseriti nello stesso PNRR. Stanziati, inoltre, ulteriori 26 miliardi di euro da destinare alla realizzazione di opere specifiche. L’Italia potrà disporre delle risorse fino al 2026, data entro cui l’impatto del PNRR sul Pil nazionale è stimato intorno ai 16 punti percentuali (24 al Sud Italia).

Un punto di partenza un po’ tecnico da comprendere per avventurarci nella selva della riforma della giustizia della ministra Cartabia. Vi mostro una scheda riassuntiva e vi ricordo che il denaro totale delle misure adottate per l’emergenza pandemica potrebbero ammontare a circa 500 miliardi di euro in questo gran calderone figurano anche i 223, 91 miliardi riguardanti l’attuazione del Next Generation Eu di qui mostrate.

Fonte: BANCA DATI AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE-www.openbdap.mef.gov.it

Una parte di questi, per l’esattezza 196 miliardi di euro, verranno investiti in questo modo, qui sotto ricordato:

Luciano Fontana on Twitter: "Cosa prevede il piano di ripresa e resilienza  Next Generation Italia (via @Corriere)… "
www.corriere.it

Vi ricordo che per eventuali dubbi e domande sono sempre pronto a rispondervi. Sotto l’articolo nella sezione commenti o sul profilo instagram della pagina @l.innominatoo

Sitografia

(www.sistemapenale.it)

giornale la Repubblica

(tg24.sky.it)

(firstonline.info)

(linkiesta.it)

(Fasi.eu)

(Quifinanza.it)

(italiadomani.gov.it)

(www.forumpa.it)

(www.openpolis.it)

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